by Maky | gennaio 7th, 2013 |
Non vi fate ingannare dal titolo, questo non è un articolo dedicato al Bon Ton culinario che insegna a sbattere le uova con eleganza spiegato con un lieve accenno di erre moscia, ma un articolo motivazionale.
Tutti noi abbiamo bisogno di una motivazione o di dare motivazioni e io in questo momento ne urgo più che mai. Ma andiamo a ritroso nel tempo quando bambina preparavo biscotti simili a pallottole o uova montate con sciroppi dolci perchè l’avevo visto fare in tv. Dato l’incipit vi chiederete come mai sono finita a lavorare in cucina, vi accontento subito.
Conoscete l’adolescenza, quella brutta malattia che colpisce tutto il genere umano, che ti fa vedere tutto nero e che ti porta a chiuderti come un riccio? Ebbene si ne ho sofferto anch’io. Qualsiasi cosa succedeva finivo sempre in cucina a spignattare. Guarita da questo mal di vivere ho iniziato l’accademia delle belle arti…dalla padella alla brace! Professori maniaco depressivi/alcolizzati, nerd dell’arte, metallari, pankabbestia, hippie e chi più ne ha più ne metta. Io vestivo in jeans e maglietta e quello che mi sentivo dire in continuazione era: “Fai l’accademia? Non si vede!” ero eternamente fuori dal gruppo e non vi nascondo che ogni tanto mi tornava nuovamente la botta adolescenziale. Per curarmi da questo ulteriore mal di vivere indovinate dove finivo? In cucina.
Terminato il travaglio universitario mi sono gettata a rotta di collo nel mondo del lavoro, facevo la colorista digitale di fumetti e l’illustratrice. E’ stato in questo periodo che ho sentito l’esigenza di convogliare tutta la mia arte nel food blogging. Inizialmente era solo una valvola di sfogo quotidiana, scrivevo una ricetta, postavo una foto discutibile e mi sentivo meglio, ma un giorno è arrivata l’epifania! Ho avuto una specie di illuminazione karmica: “E se mi mettessi nuovamente in gioco e provassi a lavorare in un ristorante?”. Detto fatto, un paio di telefonate e ho iniziato a fare la sguattera in un ristorantino di dubbio livello.
L’esperienza è stata disincentivante, il ristorante faceva tre coperti a sera e lavavo si e no una decina di piatti. Fortunatamente in quel breve periodo e con gli infiniti turni senza clienti ho conosciuto uno chef che mi ha dato le basi per poter camminare un po’ zoppicante nel mondo della ristorazione. Il passo sucessivo è stato più azzardato: prima cuoca in un ristorante/pasticceria. Grande cavolata, se volete iniziare a lavorare in cucina vi consiglio di buttare nel cestino l’orgoglio e di lavare piatti fino a farvi sanguinare le mani. Sono stata fortunata perchè ho tirato fuori gli attributi e mi sono giocata l’anima studiando di notte e lavorando come un somaro di giorno.
Finita anche questa avventura, con un bagaglio un po’ più consistente, ho trovato lavoro come aiuto cuoco in un altro ristorante. Ancora piatti e padelle da lavare, puzzavo di cibo, facevo turni allucinanti e avevo ferite ovunque fatte lavorando o dai colleghi stessi. Avrei potuto ancora essere succube del mal di vivere ma questa volta nonostante tutto ero felice.
Il blog ha cambiato piega, la mia passione si è spostata ad un livello più alto, curavo di più lo styling dei piatti, le ricette e le fotografie. Sante fotografie! L’immagine di un piatto fatta come si deve è funzionale quasi come la ricetta stessa, volevo l’acquolina in bocca, lo stupore e la luce perfetta.
Tutto questo costruire a casaccio mi ha portato ad un punto cruciale. Un anno fa sono stata contattata da una casa editrice e mi sono nuovamente messa in gioco. Ho curato la fotografia di un libro sul beverage e finalmente sono divantata autrice, una bella soddisfazione se pensate a come ho iniziato.
Oggi spulciando sulla rubrica Food di Grazia.it ho trovato l’annuncio: “vuoi far parte della ITFAMILY?” dove mi veniva chiesto di scrivere un post motivazionale. Ho preso la palla al balzo e ho tirato fuori la mia true story, un’occasione unica per ripensare agli albori e per meditare su quello che sono diventata.
Fare la food blogger è una filosofia di vita, è il piacere di condividere con il mondo l’amore estremo per il cibo, per l’immagine e per la vita stessa. E’ come una cena con milioni di invitati: trovi quelli che la pensano come te, quelli che amano mangiare quello che mangi tu o quelli che detestano la verdura. Ma ci sono anche quelli che ti danno ottimi consigli, quelli che parlano a vanvera e anche quelli che ti danno le dritte utili per trovare un ristorante migliore, un ingrediente sconosciuto o semplicemente un motivo per capire che stai andando nella direzione a te predestinata.
Se posso essere una food blogger? Certo lo sono già…


























































grande maky!!
buon anno
maia
Buon anno anche a te ^_^
Fa bene leggere storie così
)
Grazie, sono storie di lacrime e sangue.
Votato, dolcezza mia! Sei grande ed hai tutta la mia stima, sempre.
¡Mucha Mierda! ?
P.s. Il punto interrogativo che è saltato fuori non so come era, in realtà, un cuoricino.
Vai così, Maky!
E grazie per tutti gli spunti che mi hai dato.
Seguendo te (e un po’ di altri allegri bloggatori) sono passata da “cielo, sono finiti i surgelati!” a “ecco qua: sformatini glutenfree con zucca, robiola e aneto. Buoni? Per tenerli su ho messo anche un pizzico di agar”
Ora vado, che ho una torta salata in forno…
Ele, così mi commuovo ;_;
Lorenz queste so soddisfazioni! Grazie di cuore ^_^